artisti/opere d'arte

artista del giorno 18 – Caravaggio part I (e…la passione di Artemisia Gentileschi)


Caravaggio (1571-1610), un amore per la luce e per l’uomo. Un personaggio così grande nella sua piccolezza di uomo da riuscire a trasmettere la sua arte anche indirettamente ed essere capito così bene da una giovane donna.

Lo so che uno si aspetterebbe di vedere dipinti diverse, che vi si parlasse degli aspetti classici della sua opera e invece, riguardando la mia collezione di immagini che ho sugli artisti, sono entrata nella cartella Caravaggio e sfogliando le immagini ecco la Giuditta e Oloferne che subito mi ha riportata a un’altra grande artista, forse la più grande artista donna della modernità pittorica: Artemisia Gentileschi.

Una donna che ha incomune con Caravaggio tanto della vita, per quanto nati in luoghi diversi, con una formazione apparentemente simile ma poi totalmente diversa ma accomunati da una passione per il disegno e la figura umana che ha pochi eguali. Le loro opere sono accomunate dal mettere l’anima dell’artista nel quadro, fino ad ambientare una storia lontana secoli nella contemporaneità dell’artista, fino a diventare parte del quadro; dove il dolore e la sofferenza della vita dell’artista diventa la sofferenza e il dolore dei personaggi da loro raffigurati.

E pensare che questi due artisti si sono conosciuti solo indirettamente. Il padre di Artemisia, Orazio, lo conobbe e imparò così tanto dallo stile di Caravaggio da farlo suo e trasmetterlo alla figlia.

Ma ecco le due Giuditte, così diverse, una più minuta (quella di Caravaggio) eppure così seria con gli occhi socchiusi nello sforzo di quel gesto; l’altra Giuditta, con le sembianze di Artemisia, con uno sguardo sereno quasi liberatorio in quel gesto; eppure nelle due opere vi è la stessa luce, se si guardano i due volti, per quanto in posizioni diverse, sono colpiti dalle stesse ombre, più marcate in Artemisia che crea un’atmosfera più cupa, nonostante la serenità di Giuditta. Così anche nella testa di Oloferne, ad un’attenta analisi, si possono notare gli stessi tratti, le stesse luci, per quanto la posa cambi.

Infine, nell’opera di Artemisia il drappo rosso di Caravaggio sembra essere stato trasformato nell’abito della serva, che non sta più a guardare Giuditta, diventando parte attiva del dramma.
E’ quasi come se Artemisia avesse studiato l’opera di Caravaggio riuscendo a coglierne gli elementi di pathos, accrescendolo ancora di più, con una nuova disposizione dei personaggi. E così la “vendetta” di Caravaggio diventa una serena possibilità di guardare al dramma con occhi diversi; come se Artemisia, se il dramma che si porta dentro tutta una vita, che la costringe a fuggire da una città all’altra, diventa nell’opera la possibilità di riscatto, visibile in tutte le sue opere.

Hanno entrambi un modo di affrontare l’arte a partire dalla propria vita, a partire da quei fantasmi che si portano dentro e che sembrano trovare liberazione nei colori, a partire da quei drammi che diventano bellezza nelle loro opere.

Donata

Per maggiori informazioni: creativeproject@hotmail.it

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9 thoughts on “artista del giorno 18 – Caravaggio part I (e…la passione di Artemisia Gentileschi)

  1. Pingback: Giuditta e Oloferne: klimtiane divagazioni | A Blog of One's Own

  2. Hai pienamente ragione nell’accordare uno statuto di specialità ad Artemisia Gentileschi. Quando si guarda questa opera credo sia impossibile prescindere da quella che è stata la sua storia personale. Dallo stupro al processo. Magari non è tra i caravaggeschi più talentuosi, ma ci riporta con veemenza alla situazione femminile di quel tempo, all’impossibilità del suo genere di approcciarsi ad un “lavoro maschile” come la pittura o la scultura. Il coraggio con cui ha portato avanti la sua scelta probabilmente è il messaggio più grande, oltre le sue opere. Ottima scelta 🙂

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  3. Dici benissimo. Rendere personale l’arte di Caravaggio, con la propria sensibilità fu difficoltoso.
    Personalmente , modestamente, perché ribadisco, non sono all’altezza di giudicare, ritengo il migliore tra i “caravaggeschi” Jose’ de Ribera ( lo Spagnoletto). Ti assicuro che al Prado spicca eccome. Inoltre confrontandolo con Caravaggio , balza all’occhio la scuola, ma anche la personalità , non è mero lavoro artigiano , e’ arte .
    Comunque onore ad Artemisia Gentileschi che ha saputo far propria quell’arte sublime vale la pena ricordare che non è certamente facile immagazzinare l’arte, soprattutto quando non ha eguali.
    Un sorriso
    Giancarlo

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  4. Non faccio commenti su Michelangelo Merisi, perché secondo me è il più grande pittore di ogni tempo.
    Da notare che la Giuditta di Caravaggio ha lo sguardo teso ed intento, prova ribrezzo per ciò che sta compiendo, ma sa bene che quella è la strada da seguire. La serva ha il volto stralunato e stupito giustamente, perché da un personaggio dolce e leggiadro non ci si aspetta un gesto così cruento.
    Artemisia Gentileschi al contrario figura una Giuditta ben tornita, di età più matura , una espressione finemente sadica, non prova ribrezzo, ma gode per la vendetta ed il riscatto del proprio popolo. La serva diventa personaggio complice, ma sminuisce il gesto, in quanto lo rende vile. Inoltre il capo viene tagliato grossolanamente, come se si sgozzasse un animale, anche l’orgia di sangue che cola come in macelleria, denota un carattere Umorale , piuttosto che obbediente al volere del destino. Infine la posizione errata della spada, oggetto tra l’altro non adatto alla bisogna, addirittura pare riprodotta a posteriori, forse una dimenticanza corretta in seguito.
    Vero tuttavia che mentre Caravaggio disponeva di modelli veri, Artemisia probabilmente lavorava più di fantasia.
    L’opera in se è bella, ma non regge il paragone, come nessuna opera lo reggerebbe, perché ad oggi nessuno ha mai superato Caravaggio.
    Un abbraccio
    Giancarlo

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    • Si è vero ci sono delle imprecisioni in Artemisia ma l intensità che riesce ad ottenere la rende per me al pari di Caravaggio 😉 credo che la grandezza di questa ragazza sia stata quella di imparare davvero dai maestri che l hanno circondata! Rendendo personale l arte di Caravaggio, perché la cosa che impressiona vedendo gran parte dei caravaggeschi è il non riuscire a distinguerli rischiando così di diventare un mero esercizio di copia del maestro, invece lei fa qualcosa di più grande! 😉

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