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La Grande Bellezza


“Il Fellini della Dolce vita, cui si pensa immancabilmente, aveva una pietas profonda verso i suoi personaggi, e quella compassione permetteva allo spettatore di allora come di adesso, di agire una qualche proiezione emotiva. La grande bellezza di Sorrentino è invece abissale, freddissima, distanziata, un ologramma sullo sfondo”. (Dario Zonta)

Roma. Una Roma fatta di frenesia, confusione e colori altrettanto confusi da un lato e il silenzio (ma anche i canti corali che accompagnano tutto il film) dei conventi e dei musei dall’altra. Una narrazione per certi versi neo-ralista e per altri surrealista di una realtà romana che sembra aver perso la realtà. Jep Gambardella, ormai sessantacinquenne, vissuto nella Roma bene fatta di feste di più o meno falsi amici, ma soprattutto di apparenza.  Quelle grandi feste, esagerate, grottesche ed esasperate da Sorrentino, che cominciano a contrastare con il protagonista. Un susseguirsi di personaggi, spesso gli stessi ma mai uguali a se stessi; un susseguirsi di piccole storie che creano una grande storia pur rimanendo separate.

L’incontro di Jep con diversi personaggi che sono entrati e usciti dalla sua vita e quel senso di perdita delle persone che cominciano  morire attorno a lui.  Di fronte ad una vita piena, comincia a sentire il vuoto del non sapere che cosa vuole davvero, vorrebbe rimettersi a scrivere e invece ogni distrazione è buona per non metterci, o è una scusa per non farlo. Finchè non comincia a ricostruire i dettagli di quella bellezza che c’è stata nella sua vita, non solo cose da cancellare, fallimenti e delusioni che cominciano ad affiorare, ma anche episodi belli, come l’amore adolescenziale che ritorna prepotentemente nella sua mente, dopo la morte di lei. come dice lui stesso: “E’ tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio, il sentimento, l’emozione e la paura, gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza e poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile” .

A sessantacinque anni si rende conto del tempo perduto, ma soprattutto comincia a chiedersi per cosa vale la pena godersi la vita, dove trovare quella bellezza che tanto cerca e che sembra sfuggirgli.

Una Roma raccontata per immagini e monologhi, una Roma teatrale e fotografica, una sorta di tour nelle immagini più ricorrenti della città raccontata con un’impostazione di dialoghi fortemente tetrali, tanti monologhi che si incastrano tra di loro creando un dialogo che non è mai tale, neanche nelle scene di ballo sfrenato, o nelle serate di chiacchiere sul terrazzo di Jep. Sembra che ognuno abbia vita propria, come a volersi mettere in mostra o a provare piacere nel sentire il suono delle sue parole. Il tutto è però indagato con l’occhio attento di Jep, narratore intelligentemente critico nei confronti delle persone e della realtà che lo circonda, che negli incontri che fa comincia a chiedersi quali siano le cose da salvare in una vita di apparenze, fino al desiderio di rimettersi a scrivere  un nuovo romanzo. Una Roma raccontata egregiamente, in cui emergono tutti gli aspetti che, per chi c’è stato come turista, sono stati ben visibili: i giapponesi in gita, il canto e le campane dell’innumerevole numero di chiese, gli autobus, il lusso di alcuni quartieri e il silenzio quasi desolante del resto di Roma.

Un ottimo Toni Servillo circondato da attori italiani magistralmente diretti da Sorrentino, che riesce a mettere nel loro ruolo migliore da Carlo Verdone, tragicomico, in uno dei suoi ruoli più riusciti; a Sabrina Ferilli che senza troppo impegno si trova in un ruolo assolutamente congeniale, in cui alla fine risulta se stessa. Carlo Buccirosso un comico nato, già in quel suo aspetto da topolino, sarcastico ironico a volte pungente ma mai esagerato; così come Serena Grandi e Isabella Ferrari che, pur in una piccola parte risulta piacevole. Da non dimenticare Dadina (Giovanna Vignola) ottimo ruolo nei panni della caporedattrice di Jep, ma anche grande amica che non gli fa mancare un pranzo insieme ed è l’unica che riesce ad ascoltare i disagi di Gambardella insieme alla suora “Santa” che entra nella vita di Jep nell’ultima parte del film.

Un film che merita di essere visto, a me personalmente è piaciuto molto!

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