fotografi

Marco di Domenico fotografo del surreale


nelle mie immagini non cercare il mio pensiero,

…ma libera la mente e ascolta il tuo

Hough Grant in Notting Hill diceva “surreale ma bello”, e queste strane foto mi hanno fatto tornare alla mente questa frase.

Opere surreali che Marco di Domenico elabora a partire da sue foto. Due punti di riferimento per chi conosce un po’ di arte potrebbero essere Magritte e Dalì, ma anche De Chirico, da cui questo artista parte per inventare paesaggi fantastici, sospesi in un’unità spazio-tempo fuori dal nostro tempo e dal nostro spazio. In molti casi si tratta di foto normalissime, in cui è difficile trovare l’elemento fuori posto, una sorta di cerca le differenze, o meglio le aggiunte che sono state fatte; il pentagramma sul pavimento della metropolitana, il paesaggio deformato fuori dal finestrino di un treno, orologi che compaiono in posti in cui non dovrebbero essere, ombre prive di persona o viceversa, volti riproposti su tele e muri talvolta privando il soggetto della sua testa, sono solo alcuni dei dettagli su cui Marco ha lavorato.

Sono già delle opere surreali le sue foto, un mondo onirico, un sogno così reale da poterci aggiungere tutto ciò che l’artista desidera, a volte esageratamente, ma è proprio il suo mondo, in cui ognuno può entrare a suo modo, può restare colpito da un dettaglio o da una di quelle inquadrature deformanti, può cercare il significato che si nasconde dietro queste fotografie; tali sono ancora anche se modificate.

Fotografie in cui emerge tutta la voglia dell’artista di comunicare qualcosa, un qualcosa totalmente soggettivo ma che diventa interpretabile dallo spettatore, perché Marco ce lo mette di fronte agli occhi: come la bambina che guarda il cartello di STOP, o forse dovrei dire SOTP, forse perché i bambini tendono a invertire le lettere delle parole strane, o perlomeno a me capitava.

Un mondo sospeso in cui un bambino che si specchia ci fa vedere lo scorrere delle stagioni nel semplice cambio d’abito del riflesso. Un mondo che in certi casi ci ricorda “Schindler’s list” e quella bambina col cappottino rosso. Nulla hanno a che fare col film ma con quell’immagine, con quel far emergere il dettaglio fondamentale, aggiunto con quel colore rosso, che rende una semplice foto qualcosa di surreale.

Come quei lampioni illuminati e la scena notturna in contraddizione col cielo illuminato a giorno dell’Impero delle luci Magritte, anche le opere di Marco di Domenico sembrano restare sospese ed è questo che le rende così particolari.

Donata

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