guida alle mostre

Finalmente una mostra come si deve a Palazzo Reale!


Era qualche anno che non vedevo una mostra così ricca a Palazzo Reale, che non sbaglia neanche sull’illuminazione.

Da qualche anno si presentavano a Palazzo Reale mostre belle ma dal titolo ingannevole. I famosi Shiele, Goya, Tiziano che di Shiele, Goya e Tiziano avevano davvero troppo poco per essere gli artististi che davano il titolo della mostra.

Invece questa volta, dopo un’ora e mezza di coda, mi sono trovata di fronte un’esplosione di Picasso in tutte le sue sfaccettature, con opere famose (altra pecca delle mostre precedenti era che oltre a poche opere degli artisti principali, queste erano anche per lo più sconosciute) oltre a qualcosa più da specialisti, con una varietà di materiali (pittura, scultura, collage, stampe ecc.) che mi ha riportato alla mente le vecchie care mostre di Palazzo Reale.

Anche per quanto riguarda il percorso della mostra, con partenza dal corridoio che porta alla Sala della Cariatidi (che spiazza il visitatore abituato ad entrare dalla parte opposta), risulta più adatto.

Si inizia con il ricordo della mostra del 1953, accompagnati da articoli, resi conto del costo della mostra ma anche meravigliosi manifesti dell’epoca che oggi ci sognamo. Si giunge poi nella sala delle Cariatidi con frasi celebri, fotografie con l’artista, e la ricostruzione video della Guernica nelle sue fasi di esecuzione; per poi addentrarsi tra i quadri veri e propri. Un percorso che si sviluppa sull’evoluzione cronologica dell’artista, evidenziando la duttilità e l’ecletticità delle diverse opere negli stessi anni; infatti, per quanto ci sia un filo conduttore tra le sue opere, c’è sempre una nota fuori dal coro che fa capire la genialità dell’artista, così affascinato della realtà dal volerla raffigurare in tutti i suoi aspetti. Soggetti diversi, realtà diverse e colori e forme che spiazzano ad ogni sala, che fanno vedere un artista talmente poliedrico da lasciare il segno nella mente almeno per un aspetto di ogni opera; è una mostra dove sarebbe difficile omettere delle opere, se non qualche ritratto (in alcune sale si susseguono in modo quasi ridondante, non stancando comunque), con un Picasso a 360 gradi, di cui anche a prima vista si riconosce la grandezza.

Un artista che ha cercato di mettere su un supporto bidimensionale la tridimensionalità di ciò che lo circondava, rendendo in alcuni casi quasi illeggibile il contenuto dell’opera a prima vista. Un artista che ha ripetuto su vari supporti lo stesso soggetto, sia per comprenderlo meglio, sia per rendere quella tridimensionalità che tanto amava.

Un percorso e dei cambiamenti stilistici segnati dagli incontri fatti, dove le donne hanno avuto una parte fondamentale, ma dove anche gli artisti e le realtà diverse da lui la fanno da padroni. Un artista che è arrivato a conoscere talmente bene i soggetti e le tecniche da farle proprie, da usarle in un modo unico e irripetibile e con una sicurezza tale da far invidia. Ci sono dei disegni che, se osservati bene, presentano una sola linea di matita, senza cancellature e senza indugio nel creare le forme.

Ricordo il primo anno di liceo artistico quando una delle prime cose che abbiamo imparato a copiare è stato lo “Stravinsky” di Picasso  a testa in giù. SPicasso, Stravinskyi, prendete il quadro lo capovolgete e cominciate a seguirne le linee, la forma verrà fuori da sola, anche per chi ha poca confidenza col disegno; oggi ancora più di allora mi rendo conto di quanto sia fondamentale conoscere le forme della realtà, un alfabeto di forme che creano un’immagine ti rende “padrone” di qull’immagine.

Una struttura compositiva e cromatica che porta alla fine al soggetto desiderato, è allora e solo allora che si potrà dire di conoscere quell’oggetto, che sia esso semplicissimo o di grande complessità. Non è un caso che Picasso stesso dica di sè che ha iniziato imparando a disegnare come un adulto e ha finito facendolo come un bambino, ribaltando il fatto che i bambini fanno “scarabocchi”, al contrario dimostrando la capacità di semplificazione, di rappresentazione di un soggetto con poche linee distintive del soggetto stesso. Un uomo disegnato con una palla per la testa due stanghette per le braccia e due per le gambe più cinque piccole stanghette a fare le dita non sono un disegno brutto, sono la base essenziale per imparare a conoscere.

Così le opere di Picasso partono dalle linee essenziali, per arrivare ad una complessità degna di Michelangelo ma con una semplicità di un bambino!

E’ stata prorogata fino al 27 gennaio 2013 quindi affrettatevi a visitarla!!!!!!!!

(Notevolmente ricco anche il bookshop con opere di Picasso, non di cose a caso come in molte mostre ho visto, quindi tanto di cappello al signor Picasso che ha riportato alla luce la grandezza di Palazzo Reale!!!!!)

Donata

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3 thoughts on “Finalmente una mostra come si deve a Palazzo Reale!

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