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“un viaggio inaspettato”


Mettete insieme tredici nani, un mago e un piccolo hobbit…e avrà inizio “Un viaggio inaspettato”.

Un interessante film che riprende il libro “Lo hobbit” di Tolkien. L’avevo letto tempo fa, in seconda media per la precisione, quando come lettura di narrativa la prof ci lesse questo libro, indossando una mantellina rossa da pioggia di uno dei suoi figli per calarci (o calarsi) meglio nel racconto. Un libro che tutto sommato non necessiterebbe di ben tre films per raccontarlo, per quanto pregno di dettagli, personaggi e intrecci di episodi.

Un libro che non avrei mai pensato a quei tempi, una ventina d’anni fa, che potesse diventare un film, forse anche perchè l’amico di Tolkien, Lewis, era di gran lunga più famoso, con i suoi racconti su Narnia; ma entrambi con un’amicizia e una voglia di far viaggiare la fantasia dei propri figli con mondi fantastici e avventure che ai “ragazzi” della mia generazione e non solo sono ancora ben impressi. Tanto è vero che l’altra sera quando ho visto “Lo Hobbit” in certi punti mi sembrava di aver finito di leggere quel libro il giorno prima. Si tratta di un film abbastanza fedele, per quanto si dilunghi infinitamente sulla vita degli orchi…per riuscire a farlo diventare lungo tre films.

Il regista del “Signore degli Anelli”, Jeckson, non si smentisce, riesce a mantenere la grandezza e la magnificenza anche in questo caso; mantenendo anche le stesse ambientazioni, cosa non apprezzata da tutti, ma che secondo me, quando guarderemo tutta la saga dal “Lo Hobbit” all’ultimo Signore degli Anelli “Il ritorno del Re” daranno un senso di continuità (in fondo Gran Burrone è sempre Gran Burrone!!).

Si tratta però di una storia di amicizia innanzitutto, che si costruisce col tempo, dalla diffidenza iniziale al dare la propria vita per gli altri membri di quella “compagnia”, non è ancora la variegata compagnia dell’anello del “Signore degli anelli”, eppure già da questo primo iniziale episodio si denota cosa Tolkien voleva insegnare ai suoi figli. Un’avventura può essere fantastica quanto si vuole ma da soli non si partirebbe neanche. Bilbo non sarebbe mai partito, le sue avventure erano solo quelle sui libri, ma anche nel momento in cui dice di no per paura, in fondo si è già affezionato a quei nani.

Inoltre vi è un forte senso di appartenenza, innanzitutto al gruppo di cui si fa parte, ma anche alla propria casa. Ciò che spinge Bilbo a partire credo sia, oltre all’amicizia, anche il fatto che la missione dei nani sia quella di riprendersi la propria casa. Essi non appartengono più a niente perchè non hanno più un luogo a cui appartenere.

Intorno a questo girano tutte le avventure, più o meno fedeli al libro del viaggio dei personaggi, con l’incontro di troll, orchi, e gollum con il suo tessoroooo; oltre agli elementi tipici del genere fantasy che contraddistingue sia il romanzo che il film.

Non so se sarà un gran film, siamo solo all’inizio…e potremmo paradossalmente essere già molto più avanti, ma la scelta di fare tre films ci lascerà col fiato sospeso almeno per i prossimi tre anni.

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